23 Giugno 2017

Ne ho letti un sacco di libri, ne ho la libreria piena: fantasy, romanzi, gialli, classici e chi più ne ha ne metta. La mia vita è fatta libri. “Se possedete una biblioteca e un giardino, avete tutto ciò che vi serve nella vita” diceva Cicerone e aveva più che ragione. Io sto cercando pian piano di costruirmi ‘La Biblioteca della Vita’ come quella di Alaska Young, protagonista del libro “Cercando Alaska”di John Green, attraverso cui io possa apprendere dai miei libri e dalle loro affermazioni.

Cercando Alaska è un libro straordinario, trovato qualche mese fa nella libreria della mia città. Il progetto iniziale dell’autore era quello di scrivere la storia di un adolescente la cui vita cambia dopo aver conosciuto Alaska, perché la mente umana ha la bizzarra abitudine di suddividere le situazioni intorno agli avvenimenti più importanti. John Green racconta che, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, molta gente ha scandito gli accaduti della propria vita in prima dell’attentato e dopo l’attentato. Un significato che fa davvero riflettere.

Dal mio canto, non possedevo ancora un particolare episodio che mi avesse stravolto la vita, fino all’avvento della terza media.

14 Settembre 2016

Driin Driin. La sveglia mi stava uccidendo i timpani, la spensi buttandola per terra. Gli ingranaggi si frantumarono in mille pezzi. Mi alzai, i capelli erano un tale disastro, arruffati più che mai: provai a domarli violentemente con la spazzola. Niente da fare. Decisi che ci avrei riprovato più tardi. Mi diressi in cucina, affamata, in cerca di qualcosa con cui fare colazione, mentre leggevo il post-it che la mamma mi aveva lasciato sul frigorifero:

Clara, tesoro, ricordati il pranzo e assicurati di aver qualche soldo neo zaino: se li vuoi, li puoi trovare nel mobile del salotto. Passa una buona giornata!

- Mamma :)

Mamma era solita lasciare biglietti per casa al mattino, ci mancava solo che me li trovassi nelle mutande!. Andava a lavoro molto presto, dato che era un’operatrice sanitaria , e tornava a casa la sera tardi. La casa era praticamente vuota tutto il giorno, perchè i miei genitori erano divorziati, c’era un costante silenzio, gli unici rumori che si udivano erano le fusa del gatta Kiki. L’avevamo trovata al gattile quattro anni prima e me ne ero innamorata, era diventata la mia unica compagnia nei momenti di estrema noia. Mio padre non sapevo neanche dove fosse. Lui era un <<tipo particolare>>, come diceva mia madre, un giramondo incompreso che scriveva romanzetti che non calcolava nessuno. La famiglia della mamma l’aveva sempre ritenuto un fallito. Si erano lasciati dopo l’ennesima litigata e lui era sparito dopo il tonfo della porta che sbatteva, io avevo solo tre anni.

Kiki si venne a strusciare sulle mie gambe. Riuscivo a percepire il suo manto morbido con le caviglie, sorseggiando la mia tazza di caffelatte. L'orologio della cucina segnava le 7:40.
<<Diamine, sono in ritardo!>> dissi.

Gettai il resto del caffè nel lavandino e corsi in bagno, più violentemente che potei mi spazzolai i capelli e mi lavai i denti. Misi un filo di mascara e via. Decisi di indossare il solito jeans e la mia maglietta preferita dei Queen. I capelli erano ancora mezzi disordinati, ma poco importava. Presi lo zaino, ci infilai qualche quaderno a casaccio. Presi le chiavi di case e salutai Kiki.

Saltai in sella alla bici e iniziai a pedalare ma. . .le ruote erano sgonfie <<Dannazione! Proprio ora?!>> così decisi di prendere l’autobus che passava sotto casa. Alla fermata, c’erano solo tre persone: io, una signora che puzzava di cibo per cani e un ragazzo delle superiori, probabilmente. Salii a bordo e mi misi le cuffiette.

A Scuola

Arrivai giusto in tempo per il suono della campanella. Il cortile era deserto, erano tutti già in classe. All’ingresso la signora Angela, la bidella, mi fermò <<Signorina, sa che ora è? Le entrate in ritardo si devono giustificare dal genitore!>> affermò con voce stridula. Tutti a scuola la conoscevano perché assomigliava ad un rospo e per la sua antipatia.

<<. Ehm..Io...Mi scusi ma non è colpa mia...Avevo le ruote della bici sgonfie...>> ero palesemente sotto stress.
<<Niente scuse, chiamo la vice preside!>> dichiarò <<Professoressa Martinelli? Qui c’è una ritardataria>>

La vicepreside era una donna molto alta, dai tratti spigolosi e spesso molto austera. <<Angela, che succede?>> chiese
<<Questa ragazza qui, mi puoi dire il tuo cognome?>>
<<Greco>> dissi, spaventata.

<<Ecco, lei è venuta in ritardo senza consegnare giustifica di alcun tipo!>>
<<Oh, Angela, smettila di attaccare i nostri studenti inutilmente! Puoi andare, cara>> mi sorrise e io andai in classe.

Più tardi, avevo la lezioni di educazione artistica e il prof Bernardi decise di portarci in laboratorio per dipingere. Ci disse che dovevamo fare un ritratto di un nostro compagno, non ci imposte regole di alcun tipo raccomandandoci di usare tanta fantasia.

Io stavo in coppia con Sara, l’unica ragazza in classe con cui avevo un rapporto decente. Era molto esile, bassina, con folti capelli biondi e occhiali. Dipinsi il collo, il volto, il cardigan giallo e le guance rosse.
<< Come sta andando? Posso muovermi?>>
<<Non ancora...Solo un altro secondo... ee ta taan!>> gli mostrai “la mia opera d’arte”.
<<Non male>> disse, sapevo alla perfezione che mentiva <<Sii sincera, non mi arrabbio>>
<<Okay, è solo un pò...buffo>>
Scoppiammo in una risata sonora. Ad un certo punto, qualcosa mi tocco la spalla destra: una pallina di carta era caduta ai miei piedi. Non so chi l’aveva lanciata, dentro c’era scritto: Bel sedere, Clara! Sara me lo strappò dalle mani e lo gettò nel cestino. Sapevo che i miei compagni erano un ammasso di babbei da molto tempo, ma non pensavo si spingessero tanto oltre. Non sapevo che quello era l'inizio di tutto.

Un mese dopo, 17 Ottobre 2016

Fortunatamente, i bigliettini erano spariti. Ma le parole erano raddoppiate. Erano da parte del gruppetto di maschi della classe: Marco, Giacomo e Roberto.
Avevo ipotizzato che fossero rivolti alla mia postura o ai miei atteggiamenti, poi mi accorsi che erano rivolti al mio corpo. Durante l’estate si era trasformato a causa della pubertà ed erano iniziate a comparire le ’forme femminili’ , come le definiva mia madre.

I fianchi iniziarono ad essere più sporgenti, mi arrivarono le prime mestruazioni e i miei seni sbocciarono. Al mare, preferivo restare in maglietta e pantaloncini. Non capivo cosa stesse succedendo.
Le stesse ragazze della mia classe iniziarono a fare commenti su questo: “Che cosce Clara, sembrano due prosciutti!”, “Non hai mai pensato di iniziare una dieta?”, “Guarda quella pancia!” e cose del genere.

Ogni volta tornavo casa con le lacrime agli occhi e mi buttavo a peso morto sul letto con le cuffie alle orecchie. Solo io e quegli odiosi pensieri. Ma tanto erano solo parole, no?

Un giorno, però, presi coraggio e andai in cucina. Mia madre era alle prese con le omelette, mi avvicinai e dissi: <<Mamma, c’è una cosa che devo dirti...>>, <<Dimmi tutto, tesoro>>
Gli raccontati tutto, ogni cosa, per filo e per segno. Gli parlai di quel giorno nell’aula di arte, dei commenti, di Sara troppo timida per difendermi, dei pianti e delle ragazze della mia classe.

Lei rimase in silenzio per qualche secondo. Mi abbracciò. Non lo faceva quasi mai, tranne nelle occasioni importanti, mi dimostrava il suo affetto con altri metodi, solo che tra questi bisognava urgentemente includere i suoi abbracci.
<<Domani parlerò con la coordinatrice di classe, sistemeremo tutto>> mi sussurrò nell’orecchio. Fortuna che c’era lei ad aiutarmi. Sarei persa se no.

Considerazioni

Fabrizio

Pensare che una donna debba limitare il proprio vestiario è oltraggioso. I ragazzi farebbero meglio ad evitare certi commenti, come anche le altre ragazze. Come pretendiamo di combattere il maschilismo e il patriarcato senza solidarietà femminile?

Una persona, indipendentemente dal sesso, ha il diritto di essere libera di indossare quello che vuole e non deve vergognarsi del proprio corpo.
Il body shaming (deridere o discriminare qualcuno per il suo corpo) è qualcosa di vergognoso e sbagliato. Una delle battaglie del femminismo è abbattere questa pratica in entrambi i sessi. In particolarel nei confronti del sesso maschile c’è l’obiettivo di eliminare lo stereotipo dell’uomo possente e virile.

Flavio

Nel mio ambiente, capitano spesso che i maschi si rivolgano con frasi volgari alle ragazze, per esempio con fischi e insulti da lontano, con gesti sgradevoli e parole pesanti. Succede anche il contrario. A me personalmente non è mai capitato che una ragazza si rivolgesse così e neanche che mi rivolgessi in modo sgarbato io a lei. Penso che ci si debba rispettare a vicenda perché la mancanza di rispetto è da irresponsabili. Io credo che l'educazione sia la prima cosa da imparare nella vita. Oggi, si sentono molte storie di violenza in televisione, soprattutto verso le ragazze. Credo che chi subisce qualunque forma di abuso dovrebbe chiedere aiuto alla famiglia o alle insegnanti con cui ha un rapporto di maggiore fiducia e, nei casi più gravi, debba presentare denuncia direttamente alla polizia.

Francesco

Io credo che casi evidenti di violenza non capitino quasi mai nella mia scuola o, in generale, tra le persone che mi circondano. Mentre sono molto diffusi questi commentini, in apparenza innocui, che rendono una persona insicura,. In generale se si è vittima di frecciate frasi volgari, indipendentemente dal sesso o dall’orienamento sessuale, bisognerebbe avvisare subito genitori, insegnanti o comunque adulti competenti. Purtroppo commenti continui possono sfociare in atti di bullismo, se si punta a offendere. Questo tipo di comportamento in ogni caso va fermato, aiutando le vittime, incoraggiandole a denunciare.

Matheus

Non credo di aver mai assistito ad un episodio di molestie fisiche o verbali nella mia scuola, ma nella società odierna ci sono molti casi di persone, a dir poco disgustose e con una mentalità chiusa, che osano importunare
delle donne solo perché si sentono superiori i.Secondo me per risolvere certi problemi bisognerebbe farsi qualche domanda sul perché accadono queste cose. Per combattere questo tipo di aggressioni, è necessario modificare la mentalità di una parte della società ed eliminare la percezione del maschio come genere dominante che può arrogarsi il diritto di concepire la donna come ‘cosa sua’.

Alessio

Io penso che sia assolutamente corretto affermare che ci possa essere, in alcuni casi, un comportamento provocatorio dal punto di vista femminile. In più vorrei specificare una cosa: è giusto pensare che il modo di vestirsi debba essere libero per ogni persona, ma ci sono degli ambienti in cui un certo outfit può comportare conseguenze spiacevoli.

Pensiamo al luogo di lavoro.
Vestirsi con qualcosa di troppo vistoso o anche troppo scollato in un ambiente professionale, come il proprio luogo di lavoro, può rappresentare un problema che potrebbe comportare anche il licenziamento, in casi estremi.
E questo vale sia per maschi che per femmine.
Sia chiaro, però, che ognuno è libero di vestirsi come vuole, ma non si può pretendere che tutti siano abbastanza intelligenti da comprendere quali siano le situazioni in cui è lecito sentirsi più liberi e quindi mettersi quello che si vuole.
Detto questo, vestirsi in maniera troppo succinta è logico che possa talvolta portare problemi di vario tipo, ma la responsabilità è anche dell’uomo che comunque compie un grosso errore quando pensa di avere il diritto di dare giudizi pesanti, perché diventa un molestatore.

Realizzato da Fabrizio Padricelli, Flavio Mancino, Francesco Colella, Matheus Chaves e Alessio Mariotti. Classe 3^D a.s.2020/21

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